“Adesso, vorrei sapere delle tre scelte di cui ti ha parlato quella voce vicina venuta da lontano. A quale soluzione stai pensando?”
“Tutte le opzioni sono complicate e costose.”
“Non capisco, puoi spiegarti meglio?”
“La prima scelta è impossibile da attuare. Il mio corpo è completamente indipendente dall’altro: io ho la mia identità e il mio colore e qualora divenissimo uniti ne sarei privato per sempre, non sarei più mare, e ciò sarebbe inconcepibile, perchè conosco me stesso e la mia essenza.
La seconda alternativa è la più difficile, aspettare. Non mi piace l’attesa, m’inquieta. Attendere è logorante, distrugge l’immaginazione. Aspettare qualcosa che non accadrà mai per me significa disperazione.
La terza possibilità è distruttiva. Alla fine potrà esserci un solo vincitore, e il trionfo di uno decreterà la morte dell’altro, ed io non sono pronto per morire, adesso.”
“Intuisco che non sei attratto da nessuna delle tre possibilità. Tornare in pace da dove sei venuto potrebbe essere una valida alternativa, non credi?”
“Dopo essere arrivato in questa vita puoi tornare indietro per l’oscurità? La partita ha avuto inizio, io sono dentro questo viaggio, anche se vorrei uscirne in pace: senza perdere, senza vincere. Questo è il mio destino, trovarmi davanti a queste scelte e davanti a questo mondo oscuro.”
Dopo aver terminato la nostra discussione mi allontanai per riflettere. Le sue parole avevano distrutto il mio sogno di essere mare, o una forma, comunque non una statua. Guardai la luna e la mia visione si arrestò, riaffiorò una vecchia paura: perdere la ragione, l’anima, e scappare come un lupo in cima ad una montagna per ululare fino alla mattina, poiché nessuno aveva saputo comprendere.
La tristezza della montagna era la sua nostalgia per il mare, forse un tempo erano un corpo unico, ma quella voce doveva averli separati per sempre, dando inizio al viaggio della sofferenza, che forse non sarebbe finita mai.
Guardai nei suoi occhi, mentre contemplava la luna rossa, e gli chiesi:
“Cos’è che ti preoccupa, signora Montagna?”
“In un momento, emergerà dal profondo un’idea folle, e se comincerai a pensarci, potrai rischiare di uscirne pazzo, ma se la lascerai andare entrerà nella tua anima, controllando l’inconscio, e tu sembrerai come stregato, tanto da non capire più chi sei.”
“Lo sai che ci sono tanti fiumi che scorrono dentro te? Lasciali fluire e sarai un fiore sopra l’acqua.”
“Che vuoi dire?”
“Tu sei cieca, pensi di essere immobile, ma t’inganni se lo credi. Questa illusione ti accompagna da tempi immemorabili, impedendoti di vedere chi sei veramente e così tu senti di essere semplicemente una statua di sasso. Non hai udito il tuo cuore?”
“Le tue parole sono un enigma, non riesco a capire niente di quello che dici.”
“Va bene, proverò a ripeterle e spero che tu possa comprendere cosa dice il tuo cuore. Ascolta: tu sei fisso e non ti muovi dal tuo posto, vero?”
“Si, certo.”
“Poiché tu sei immobile, credi di essere una statua?!”
“Proprio così!”
“Quello che non hai compreso è che all’esterno appari così, ma nel tuo profondo c’è un mare che si muove e fiumi che scorrono, ci sono cascate e vulcani, ma tu non riconosci la tua intima essenza perché credi di esserne stato separato, e così percepisci solo la tua parte esteriore. Tu avverti solo la staticità, che in realtà è solo la parte superficiale, ciò che ti fa sembrare fissa e immobile.”
“Allora perché ho bisogno di un conflitto con il mare?”
“Il mare è dentro te, ma non riesci a riconoscerlo. Sei capace solo di sentire il mare che si muove al di fuori, provando ad impossessartene, senza alcun risultato. Se non puoi occuparlo prova a sognare di essere mare.”
“Cosa significa?”
“Vuol dire che tu e il mare, un tempo, eravate un'unica miscela e adesso sognate di tornare uniti come prima.”
Mentre le parlavo il suo sguardo era perso ad osservare le stelle lontane, nei suoi occhi scorsi uno strano luccichio, e sospirando mi disse:
“L’unica soluzione è ritrovare l’unità persa, io sono la sua metà e lui l’altra... La mia vita è stata un’illusione, ma inseguendo il mio sogno sono riuscito a tornare all’origine.”
Mentre mi parlava muoveva la testa in segno di convinzione.
Allora dissi:
“Guarda il mare, laggiù, non hai mai pensato che sotto le onde potessero esserci altre montagne ricoperte di piante? Guardati dentro e sentirai scorrere l’acqua tra le tue vene rocciose… Non siete simili e complementari, tu e il mare?”
“Si, lo siamo!”
“Vorrei che tu rispondessi ad una domanda che mi ha lasciato perplesso dal momento che vi ho visti arrivare.”
“Chiedimi.”
“Chi siete esattamente?”
Mi venne vicino e mi strattonò. Pensai che volesse picchiarmi, invece mi disse:
“Siamo te!!! Abbiamo voluto mostrarci come “montagna” e “mare” per dirti che noi siamo l’idea che stavi cercando ma che non riuscivi a vedere. Abitiamo con te ed esploderemo se non crederai alla strada della liberazione. Non ci sono altre soluzioni. Guarisci e sarai mare e montagna insieme, così saprai quando sei in movimento e quando sei immobile.”
Erano nascosti dentro me e tutto quello che avevo visto era stato solo un sogno che avevo fatto su di me. Così, mi ero diviso per due mondi: quello della montagna e del mare, vivendo dentro loro per arrivare al mio profondo. Io ero e sarei stato il figlio del mare e della montagna.
Piansi con tutte le mie forze perché mi sentì straniero di fronte a me stesso. Dentro me si era posata un’anima che non era la mia e avevo vissuto una vita che non mi apparteneva…
Non conoscevo i miei mondi, non li vedevo dentro me come terra e mare. Ero un bambino che correva dentro loro, cercando un lupo che ululava su una montagna, e un cavallo che aspettava qualcuno che gli parlasse della libertà.
Finalmente li vidi chiari.
domenica 29 marzo 2009
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