domenica 22 marzo 2009

IL SOGNO DELLA MONTAGNA

Provai ad essere neutrale, ma fui costretto a divenire mare, questa volta, per capire chi fosse e quale era il suo conflitto.
“Io non sono soltanto acqua e onde anche se da fuori può sembrare così. Le mie onde sono mutevoli, sono le mani, il corpo e gli occhi che scoprono la visione, le maschere che nascondono la paura. La mia memoria è custodita dalle alghe, il mio mondo è straordinario. Ho bisogno dell’immobilità per capire il mio silenzio interiore, solo in quel momento potrò sapere chi sono. Hai mai sentito parlare della pazzia del mare?”
“No!”
“Allora tu sei cieco.”
“Lo so, ma cos’è la follia del mare?”
“Quando l’acqua straripa sulla terra, ciò che è chiamata inondazione, per me è il momento della pazzia, in cui perdo il controllo e provo ad invadere ed occupare la terra.”
“Quale terra?”
“Una terra.”
“Hai mai sognato di essere una montagna?”
“Si! Il mio sogno è di esserlo una volta soltanto, per cogliere la fissità dentro e fuori di me… oh… se sapessi cosa significa la differenza tra la staticità e il movimento… questa è la follia.”
“Ora non ti capisco, le tue parole sono complicate, per favore aiutami a comprenderle.”
“Non so perché sono stato creato per vivere in un’unica forma che si muove ininterrottamente. Perché non posso trasformarmi in qualcos’altro? Divenire per un momento montagna, pianura, albero, o vento?!”
“Questa richiesta è difficile ma non è impossibile.”
“Hai mai visto il mar rosso trasformarsi in un mare di alberi?”
“Io posso divenire mare ogni volta che lo voglio, e anche montagna o anche nulla, se lo desidero.”
“E come riesci a farlo?”
“Con il sogno, signore.”
“Quando sogno libero l’immaginazione per la mente e il cuore, e la brama di visitare l’universo, divenendo ciò che desidero.”
“Allora se io volessi essere una montagna dovrei solo sognarlo e così potrei trasformarmi in un massiccio di pietra?!”
“Si, sarebbe così.”

“Cos’è il sogno?”
“Il sogno è come una magia, che aiuta a ritrovare l’essenza. Hai capito signor mare?”
“Si! Sento, da molto tempo, di essere qualcosa più dell’acqua, c’è un’anima che vive dentro me, che mi spinge a sognare qualcos’altro, forse è il mio bisogno di completezza e di perfezione.”
“Chi di noi è nato completo?”
Quanto appariva strana questa figura, lui sognava d’essere immobile, mentre io provavo ad essere fluido e mosso: “il movimento accompagna la trasformazione e l’inseguimento, la creatività e il desiderio, e una nuova visione” pensai.
Sembravo simile a lui, ma ero diverso, avevamo bisogno di sognare, ma non sapevamo come, dove e quando sognare. Rimasi stupito dalla tristezza che portava negli occhi, guardava lontano e il suo sguardo sudava lacrime, forse le inondazioni del mare erano semplicemente il suo pianto. L’afflizione di un sogno e di un futuro lontani. Anche lui stava ricercando un equilibrio, come me.
Cominciai a comprendere il suo conflitto con l’altra figura, “la montagna”, forse perché essa sembrava il suo ritratto nel futuro, e forse perché, al tempo stesso, temeva l’idea della staticità eterna. Ad esempio, lui mi assicurò che il suo sogno di divenire immobile era per una volta soltanto. Cosa significava questo? Che lui desiderava essere “montagna” solo per un attimo, per poi tornare alla sua forma originale, “mare”?
Aveva più bisogno dell’esperienza di divenire un’altra forma, piuttosto che il suo sogno
.

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