La luna era un cerchio rosso, come tutte le notti, il silenzio era ovunque, il cosmo inghiottiva le stelle e gli altri corpi. L’orologio segnava le due di notte, quando dalle stelle apparvero due figure fiammeggianti che scesero su un piccolo pezzo di terra. Brillavano di luce rossa, l’una, e blu, l’altra.
In quel momento stavo camminando su una montagna e pensavo al silenzio delle cose, e a quanto fosse lontano da me. Sentivo di aver bisogno di un cambiamento. Vidi le due luci, ma non rimasi spaventato dalla loro presenza e nemmeno sorpreso, forse perché avevo perso anche la capacità di meravigliarmi davanti all’ignoto. All’improvviso mi sentì come una statua di sasso davanti alla luna rossa, una statua capace solo di guardare, ma non di parlare. I due corpi stavano comunicando, in una lingua e un dialetto che sembravano i nostri. Li udì bisbigliare. Uno diceva all’altro:
“Io sono migliore di te: sono il mare, è da me che è iniziata la vita.”
L’altro sembrava inquieto, fissava la luna e rispose:
“Io sono la fermezza, immobile nello stesso punto, mentre tutto ciò che mi circonda vibra continuamente. Sono una montagna solitaria, sospesa nel cielo.”
Alzò le mani verso l’alto, in segno di preghiera. Per il cielo? Per la luna? Non lo compresi.
Allora fu chiaro: erano il mare e la montagna. Perchè, portati dalle stelle, erano venuti lì? Questo era un enigma che non potevo capire in quel momento, avrei dovuto aspettare.
Ero ancora una statua sotto la luna rossa, ammiravo il vuoto del grande spazio, guardai nel mio cuore e sentì un sussurro che arrivava da lontano, tanto da sembrare vicino. Era chiaro che questo “eco” stesse parlando ai due corpi di fuoco, stagliati l’uno di fronte all’altro.
“Ora comincerà la guerra!”, questa fu la mia opinione in quel momento.
La voce tuonò:
“Avete tre possibilità! La prima è di diventare uniti; la seconda è di aspettare fino all’ultimo incontro; la terza è che uno vincerà sull’atro.”
I miei capelli si drizzarono dalla paura, perchè mi sembrò d’essere l’unico testimone di eventi che sarebbero accaduti di lì a poco. Cominciai a pensare: cosa avrei fatto se fossi stato al posto loro? Ero troppo piccolo per capire quelle scelte e mi sentì terrorizzato di essere stato escluso da quel gioco, ma quale gioco? Il gioco del fato o dell’oscuro? Il fato oscuro che aveva fatto incontrare i due fuochi…
Perché dovevo essere proprio io l’unico spettatore dell’esplosione delle due masse, dalla quale sarebbe fuoriuscita una luce paurosa che avrebbe illuminato le montagne, le pianure, le foreste, il mare, il mondo?
Qualche volta avevo pensato al dualismo delle cose: “E’ inutile affermare che la notte e il giorno possano unirsi per partorire qualcosa di nuovo.”
Perché il mare aveva bisogno di una battaglia contro la montagna, e viceversa?
sabato 21 marzo 2009
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